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Un poeta in tram

filovia

Filovia è l’ultima raccolta di poesie di Giancarlo Consonni. Meno di cento pagine per poco più di trecento versi: la metà di quelli di un unico canto dell’Orlando furioso, tanto per capirci. Poesia concentrata, preziosa, quasi aristocratica nella sua laconicità. Consonni è poeta sia in italiano – come in questo caso – che in dialetto: il dialetto di Verderio, nel lecchese, con la sua lingua grassa e villica, così simile ma così diversa dal milanese ossuto e colto del Maggi o del Porta. Sempre, però, sia in italiano che in vernacolo, la sua poesia ha il medesimo dono di sintesi, di concentrare in poche immagini – a volte, solamente una o due – segni dei tempi che diventano segni del tempo, dell’universalità. Le parole di Consonni, distillate, prive di aggettivi, quasi sacre nella loro apparenza così scarna, sono scelte con la stessa attenzione che si riserva alle parole che compongono una formula magica, un incantesimo o una maledizione. Trasformano eventi banali in epifanie. Quando vorresti che la fermata/ non arrivasse mai/ stai leggendo sul tram/ e quella è casa tua, scrive Consonni, oppure: Morire si muore/ ma ci saremo sempre/ all’arrivo delle rondini.

Sarebbe facile, e banale, evocare la poesia orientale, cinese o giapponese, con la brevità dei suoi componimenti: ma questa brevità, che odora quasi di afasia, è totalmente lombarda. Profuma di nebbia, di campagna resa ostile dalla brina, di terra fredda e dura, o di estati abbattute dall’afa e dal volo fastidioso dei tafani. Consonni osserva la vita col cannocchiale rovesciato dell’anatomista e ce la restituisce nuda, rimpicciolita, ridotta in poche righe, come in queste immagini di viaggi in tram: La mattina accalcati/ è tutto un becchettare/ sulla tastiera./ Pollici come colombi affamati, oppure Slittano tutti/ di un posto/ è salita una nonna col nipotino/ / In silenzio ognuno/ si prende/ il caldo del vicino. È poesia q.b. (quanto basta), come il sale/ nell’acqua della pasta.

Giancarlo Consonni, Filovia, Einaudi, pp. 92, € 11,00

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

 

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