Racconti

Dolcetto o scherzetto

strega

Tre del mattino. Uscirono dal bar dove si erano conosciuti un’ora prima e si avviarono, a piedi, verso casa di lui. Abitava in un quartiere popolare. C’erano ancora i negozi di quando era bambino. Mentre passavano davanti alla macelleria la ragazza si fermò.

«La porta è aperta» disse.

L’uomo fece un passo e si affacciò. Dentro era buio. L’unica luce era quella che arrivava dalla strada. Nessun rumore. Nessun movimento. Entrò. La ragazza lo seguì, lo superò e si spostò dietro il bancone. Si girò verso di lui e gli accenno di avvicinarsi, poi indicò la porta della cella frigorifera, sbarrata.

«Ho sentito una voce là dentro.»

L’uomo girò la maniglia. Aprì la porta. Entrò.

«C’è qualcuno?» chiese.

Nessuna risposta. Entrò anche la ragazza. Non si vedeva quasi nulla. La luce dei lampioni arrivava troppo fioca fin là. Si sentì uno scatto.

«Cos’è stato?»

«La porta» rispose la ragazza. «Si è chiusa.»

«Le porte di queste vecchie celle frigorifere hanno la maniglia soltanto all’esterno» disse lui. «Se qualcuno non ci apre moriremo congelati in poche ore.»

«No, tu morirai» disse la ragazza. Passò attraverso la porta e scomparve.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

 

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