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Dicono che George Clooney sia stia preparando per candidarsi alla presidenza USA. Dopo il primo presidente di colore, e il primo col toupet, sarebbe il primo presidente gay (almeno a quanto, da più parti, si vocifera), saltando a piè pari l’ostico scoglio della prima presidente donna. Ma Clooney è uomo troppo intelligente per fare davvero una cosa del genere.

Sa che la sua presidenza sarebbe una delusione: per noi, ma anche per lui. Una delusione come è stata la presidenza Obama, appiattita su un Bushismo smart e politicamente corretto, una sorta di i-Bushismo, per intenderci, che in otto anni ha trasformato il panorama internazionale in una specie di inferno (non solo per sua colpa, certamente, ma con grandi responsabilità).

È vero, da attore consumato George non sarebbe così goffo da salutare i Marines della Casa Bianca stringendo nella destra un orripilante bicchierone di caffè – grossolano errore da mancino, commesso una volta da Barack – ma ve lo immaginate mentre compare in TV per raccontare alle sue fan – femmine, maschi e etero – che ha appena ordinato di attaccare l’Iran, l’Arabia Saudita o la Corea del Nord? Io no. A meno che, con un piano degno di Danny Ocean, non voglia far capire che la Casa Bianca è nuda, facendo saltare il banco dall’interno. Ecco, se così fosse la sua presidenza la vorrei.

«Perché il banco vince sempre… a meno che… non scommetti il massimo e te lo porti via tu, il banco!»

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

 

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