Inquieto vivere

L’amore non fa rumore

amo

Cammino per la strada – un sabato pomeriggio di novembre – quando mi imbatto in un cartello, appeso alto nel cielo, che dice testuale: L’amore non fa rumore.

Il primo pensiero che mi attraversa la mente è che l’autore dev’essere un essere solitario, uno che vive in un eremo sperduto e che all’amore ha dato poco spazio e poca importanza, che ha vissuto tutta la vita in solitudine, accontentandosi della prima occasione che gli è capitata, o che ha speso la vita a condividere uno dei quei rapporti dove, più che la passione, sono il reciproco rispetto a la buona educazione a dettare le regole del gioco. Se solo provasse a vivere in uno di quei caseggiati dove le pareti sono fatte di carta velina, certe cose non le scriverebbe.

Certo non è uno che viaggia per il mondo, frequentando le camere degli alberghi o dei motel, altrimenti saprebbe benissimo quanto rumore fa l’amore. Certe volte speri che nell’altra stanza non ci sia nessuno, per non dover pensare, nel cuore della notte, che dall’altra parte stiano spennando un pavone; o abbiano costruito un set di film porno. Gli urletti da cantanti lirici, i sospiri da svenimento e i rantoli profondi che sembrano quelli di chi stia esalando l’ultimo respiro potrebbero tenere sveglio anche un santo.

Comunque sia, assodato che l’amore di rumore ne fa tanto – con quella storie che non è bello, se non è litigarello – è giusto dire che l’amore fa anche odore. L’odore della carne – strofinata, palpata, picchiata e sculacciata – e anche quello del sangue; o l’odore inebriante degli afrori sviluppati dai sessi, dai peli, dagli orifizi: odori che, se ce li mettessero sotto il naso il mattino appena svegli, rinchiusi dentro una scatolina, ci verrebbe da vomitare e invece, in quei momenti lì, sono profumi che ti entrano dentro il cervello e: «matta, matta, io divento matta».

L’amore fa anche stupore. A volte, quando arriva, ti fa sbandate senza più riuscire a stare in piedi, ti travolge tutta la vita e ti fa sentire come uno che – di fronte a una montagna troppo alta e troppo innevata – comincia a scalarla a mani nude, sperando di riuscire ad arrivare in cima.

Insomma, dopo tutti questi pensieri che si sono rincorsi in un attimo, mi sono chiesto cosa cazzo volesse dire l’anonimo autore della frase di cui sopra.

Forse che è sordo, e ha bisogno di un dottore!

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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