Storie e persone

Era mio padre

mario

All’inizio del 1944 mio padre aveva 18 anni. C’era la Repubblica Sociale, quella di Mussolini e dei nazisti. Fu chiamato alle armi. Non si presentò. Renitente. Un gerarchetto fascista lo riconobbe, lo fermò per strada, lo prese a schiaffi e gli disse che, se non si fosse presentato in caserma, avrebbero arruolato mio nonno. Il nonno, classe 1898, era mutilato della Grande Guerra (perse un braccio a diciannove anni, nella battaglia della Marna, in Francia) aveva 46 anni, e 6 figli da mantenere, l’ultima di due anni. Mio padre si presentò. Finì nella Lutfwaffe, avvistamento aereo. Si fece l’Italia in giù, fino a Viterbo, dove fu ferito durante un bombardamento nella primavera del ‘44, e poi in su, fino al lago di Garda, a Castelletto di Brenzone. Dalla sua postazione vedeva passare le ondate di bombardieri alleati che andavano a colpire le industrie del nord. Nessuno cercava di fermarli. Sul pelo dell’acqua, un mattino, scorse un oggetto volante silenzioso: era un Messerschmitt 262, uno dei primi aerei a reazione. Scomparve all’orizzonte, senza far rumore, «come se un angelo lo stesse spingendo» disse Adolf Galland, asso tedesco dell’ultima guerra.

Il 25 aprile 1945 mio padre era ancora lì, sul Garda. I tedeschi se ne andavano di fretta. Capì che era il momento di cambiare aria, prima di finire su qualche fronte oltre le alpi. Da alcune ragazze del posto ebbe dei vestiti. Se ne andò nella notte, cercando di far perdere le tracce. Tornando verso casa, vicino a Milano, evitava le strade più battute, le colonne militari, i luoghi dove immaginava ci fosse più pericolo. Fortunosamente, un po’ a piedi, un po’ con altri mezzi, arrivò a casa quasi una settimana dopo. Era sera tardi. Lo videro arrivare come un prodigio. Da settimane, a casa, non ne avevano notizie. Lui aprì lo zaino e tirò fuori un pezzo di pane bianco: i suoi fratelli più piccoli, cresciuti in tempo di guerra, non ne avevano mai visto. Non sempre aprile è il più crudele dei mesi. A volte è novembre: lui se n’è andato lunedì scorso.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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