Racconti

La storia del bambino con le ali

ali

1

Questa è la storia di un bambino con le ali.

Quando scoprì di essere un bambino con le ali aveva sette anni. Era la prima volta che faceva la doccia da solo e, quando si asciugò, sentì che nel mezzo della schiena aveva due piccole gobbe appuntite. Il bambino si guardò nello specchio. Le due piccole gobbe erano rosse: sembravano gengive sul punto di spaccarsi.

2

Fu quella notte che le ali gli spuntarono.

Le piccole gobbe si aprirono. Due gocce di sangue sporcarono il lenzuolo del bambino. Sulla schiena comparvero due ciuffi di piume. Il bambino non pianse. Per il dolore strinse più forte i taschini sulla giacca del pigiama e li strappò. Quando si alzò, prese il lenzuolo e lo buttò fra i panni sporchi.

3

Adesso, il bambino con le ali si vestiva da solo.

Alla sera, la mamma gli metteva i vestiti puliti accanto al letto e lui, la mattina, chiudeva la porta della sua cameretta e li infilava stando attento a non farsi vedere da nessuno. Intanto le ali continuarono a crescere. Sotto la camicia del bambino, le piccole ali tremavano, annusando il respiro dell’aria.

4

Erano piccole ali bianche, con la punta dipinta di rosso.

Di pomeriggio, quando era solo in casa, il bambino si toglieva la camicia e muoveva le ali lentamente, per paura di romperle. Non erano ali fatte per essere agitate, erano ali per sentire il vento. Non bisognava muoverle, bisognava soltanto spalancarle e farsi trasportare dal soffio del cielo.

5

Una notte, il bambino spalancò la finestra.

Non la finestra che guardava sulla strada, da cui si vedevano macchine e camion, ma la finestra affacciata sul cortile. Guardando di là, più lontano dei tetti, il bambino con le ali si immaginò il mare. Nell’istante in cui chiuse gli occhi, le ali del bambino si allargarono. In quel momento il cuore gli tremò.

6

Il bambino con le ali, quella notte, volò.

Il vento scelse di dargli una carezza e le sue ali si appoggiarono sull’aria. Il bambino volò sul silenzio dei gatti e scivolò nella notte profumata di ladri. I mari della luna si divisero e lo fecero passare. Le stelle lo baciarono. La marea che saliva gli fece il solletico. Alla fine, la città lo catturò.

7

Il bambino volò sulla città che non dormiva.

Vide le luci di chi si divertiva. Annusò il sudore di chi lavorava. Sentì la fatica di quelli senza casa, degli uomini invisibili che si rifugiano negli angoli lontani, dove la notte è più buia e più cattiva. Il bambino con le ali vide la gente che piangeva e quella che rideva: ma chi rideva faceva più rumore.

8

Il bambino con le ali volò vicino a una finestra.

Si fermò sul davanzale e guardò dentro. La camera era buia, solo in fondo si vedeva una stellina illuminata. Accanto alla stellina c’era un letto, e dentro il letto dormiva una bambina. La bambina aprì gli occhi e lo guardò. Due minuscole gocce di sudore caddero dalla punta delle ali del bambino.

9

La mani del bambino si appoggiarono ai vetri.

La bambina spostò le coperte e uscì dal letto. Nel buio della camera il bambino vedeva solamente la sua sagoma, un’ombra scura che si avvicinava. Poi vide due piccole mani appoggiarsi alle sue, dall’altra parte della finestra chiusa. Gli sembrò che il vetro si fondesse, che le mani riuscissero a toccarsi.

10

Il bambino si innamorò di quelle mani.

Il giorno dopo, quando si svegliò, sentiva ancora il calore delle mani appoggiate alla finestra. Uscì di casa e corse per le strade. Arrivò dove abitava la bambina e guardò in su, verso la finestra. Vide un fazzoletto, fuori dalla finestra, e una mano che teneva il fazzoletto, e dietro quella mano vide la bambina.

11

Il cuore del bambino si fermò e ripartì.

Guardare in su gli diede le vertigini. Abbassò gli occhi verso il marciapiede. Una lucertola gli passò davanti ai piedi, si infilò in una fessura e si nascose. Il bambino guardò ancora la finestra, ma la bambina ora non c’era più. C’era soltanto il fazzoletto bianco che volava come un piccolo aquilone.

12

Il fazzoletto si fermò tra le mani del bambino.

In mezzo al bianco c’era un cuoricino rosso. Il bambino annusò il fazzoletto. Sentì il profumo delle mani delicate che l’avevano fatto innamorare. Poco dopo, la bambina era di fronte a lui, sul marciapiede. «Come posso amarti, se non ho le ali?» disse lei. «Come posso amarti, se ho le ali?» disse lui.

13

Si separarono senza riuscire a dire altro.

Quella notte, il bambino con le ali volò dalla bambina senza ali. Lei lo aspettava, affacciata alla finestra. Avevano le mani che scottavano. Lei appoggiò le sue a quelle del bambino, palmo contro palmo e dita contro dita. «So come posso amarti!» le disse il bambino. «Lo so anch’io!» gli disse la bambina.

14

La luna tramontò. Sulla città ritornò il sole.

Il bambino con le ali rimase solo in casa. Si tolse la camicia e si guardò allo specchio. Aprì il cassetto della scrivania, prese una grossa forbice di ferro e, con due colpi, si tagliò le ali. Due gocce rosse gli bagnarono la schiena. Quando rimise la sua camicia bianca, le gocce diventarono due cuori.

15

Il bambino si guardò nello specchio e non pianse.

Aprì la finestra e lasciò che il respiro del vento portasse con sé le sue ali tagliate. Le vide scomparire all’orizzonte, piccoli punti bianchi nell’aria profumata. Poi uscì di casa, corse dalla bambina. Davanti al suo portone la incontrò. Lei gli sorrise. Attaccate alla schiena aveva due piccole ali di carta.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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