Storie e persone

Il prigioniero della libertà

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Ho appena visto un’intervista a Roberto Saviano, per l’uscita del suo nuovo libro – La paranza dei bambini, Feltrinelli – e più che l’argomento del libro, che ho acquistato e leggerò presto, mi ha colpito la sua risposta a una domanda della giornalista: con grande sicurezza ha detto che, se potesse tornare indietro, non pubblicherebbe più Gomorra.

L’uscita del libro – dieci anni fa – e tutto quello che ne conseguì, aprì un forte dibattito tra fautori e detrattori: molti vedevano in lui un venerabile eroe moderno, molti altri lo denigrarono; oltre a criticarne la scrittura – Saviano non è uno scrittore, dicevano molti – lo si accusò di cavalcare l’onda di un successo assolutamente ingiustificato, che gli garantiva una visibilità mediatica e l’adozione da una certa parte politica, che lo indicava come un valoroso condottiero moderno.

I napoletani lo accusarono di accendere una luce negativa sulla città e i suoi cittadini, quasi che tutto fosse solo camorra.

Il dato di fatto, assolutamente indiscutibile, però – a prescindere da quello che ognuno possa pensare di Roberto Saviano – è che da allora questo signore, che ha continuato a scrivere, raccontando i traffici insani dell’Italia e del mondo, vive sotto scorta perché la sua vita è costantemente in pericolo.

Io non oso immaginare cosa possa volere dire vivere costantemente sotto il controllo e la responsabilità di qualcun altro: non potere passeggiare per strada, e confondersi tra la folla anonima, senza temere che chi ti sfiora e ti urta possa estrarre una pistola e spararti; non avere il piacere di frequentare liberamente le persone che ami, a costo di mettere in pericolo anche la loro vita; non potersi sdraiare, in piena tranquillità, su una spiaggia assolata e crogiolarsi al sole.

Io lo capisco, Roberto Saviano, e non vorrei essere al suo posto – o lo vorrei essere idealmente – e quando dice che lui, il suo libro, non lo pubblicherebbe mai più, nonostante la profonda ammirazione per avere saputo denunciare certi poteri forti, non posso che capirlo ed essere d’accordo con lui.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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