Inquieto vivere

La lingua segreta dei desideri

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La storia è andata più o meno così.

Qualche giorno fa ero in luogo piuttosto frequentato dove, in un angolo defilato, chi vuole deposita un bigliettino con su scritto un desiderio. Lo pone poi sulla sommità di una piccola colonna tronca – in marmo color ruggine – che non regge niente; non troppo bassa da lasciare i bigliettini piegati alla mercé dei passanti, non troppo alta da rendere la parte terminale inaccessibile.

Stavo curiosando lì attorno quando la persona che mi accompagnava si è accovacciata per raccogliere uno dei pezzetti di carta, finito per terra. Pensavo lo rimettesse al suo posto e invece l’ha aperto, ha sorriso, e mi ha fatto cenno di avvicinarmi.
Lo so, avrei potuto non leggere, ma quel sorriso era invitante e non trasmetteva scherno o ironia, quindi mi sono avvicinata e ho posato gli occhi sul retro dello scontrino di un bar (la data era del giorno prima). C’erano scritte due frasi che non riporto, ma erano una richiesta – senza alcuna nota di disperazione – di un grande, immenso e duraturo amore ed esprimevano un po’ di paura della solitudine.
Su un bigliettino. Appoggiato su una colonna. In una qualsiasi città. Alla portata di chiunque potesse passare.

Lo scontrino è tornato al suo posto, ma ho continuato a pensarci per un po’.
In primo luogo perché era il primo pezzo di carta che quella persona aveva probabilmente trovato in tasca, o nella borsa. Il tratto era un po’ traballante. L’ho immaginata scrivere appoggiata al muro o, con cura, sul palmo della mano facendo in modo che la punta della biro non bucasse il bigliettino. Non era un gesto premeditato, ma di puro impulso.

La seconda cosa a cui ho pensato è che quella persona affidava un desiderio intenso al caso, a un forza superiore, all’irrazionale, quasi con noncuranza. Può sembrare una sciocchezza, un atto di disperazione, ma in fondo è credere nell’inatteso che la vita può presentare, sorprendendoti. Significa avere cuore e mente predisposti ad accogliere ciò che è inconsueto e, a pensarci bene, non è uno stato d’animo trascurabile;  è un atto di apertura e coraggio e perché no, di fiducia. Fidarsi di qualcosa che non si è sicuri possa accadere può essere forse da illusi, ma è sicuramente il tratto dei caparbi e degli eroi.

Poi mi è venuta in mente la solitudine, che non è una circostanza odiosa, meglio, non lo è sempre. Se scelta e consapevole, può presentare delle morbidezze inattese e acuisce i sensi. Alcune solitudini possono essere così piene e dense da richiamare altra pienezza. Il vuoto e lo spazio possono assomigliarsi, ma non sono la stessa cosa.

E non potevo non pensare a me e alla persona che era insieme a me, al motivo per cui abbiamo sbirciato in quel bigliettino. Curiosità? Voyeurismo? Non credo.
Era guardare nei desideri segreti di un altro, per sentirsi meno in balìa dell’incertezza dei propri, riscoprire che – anche quando pensiamo che ogni circostanza avversa si sia organizzata proprio contro di noi – così non è: condividiamo simili pensieri con molte altre persone al mondo, anche se ce ne dimentichiamo. È sentirsi meno soli nelle speranze titubanti di un altro.

Mi piace immaginare che ogni volta in cui penserò alla persona che ha scritto il biglietto, e  ogni tanto mi verrà in mente, un mio pensiero andrà in direzione di quel suo desiderio, insieme a quelli delle persone che tengono a lei. Quasi possa esistere un luogo in cui tutti i gesti di cura, accumulandosi, non possano che dar luogo a qualcosa di buono.

Sì, lo so perfettamente, è puro pensiero magico, privo di razionalità, ma chi ha detto che siamo solo razionalità? Chi ha stabilito che è il linguaggio principale con cui decifrare il mondo?

E alla persona che ha scritto il biglietto mi piacerebbe dire: scusami se ho sbirciato, lo so che non si dovrebbe, ma credo, spero, sia di buon auspicio e le direi anche no – in qualche modo e in molti – non sei sola.

(Paola Giannelli) ®Riproduzione riservata

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4 thoughts on “La lingua segreta dei desideri

  1. l’idea di un luogo in cui tutti i pensieri buoni si possano accoccolare, unirsi e magari fare il loro “porcolavoro”… la trovo una cosa meravigliosa in cui credere…

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