Il nome Cristoforo Taverna probabilmente non vi dirà molto e non ci sono indicazioni certe sulla sua data di nascita, si sa solo che sicuramente è vissuto nel XV secolo; milanese, gestiva la sua attività in via Broletto.
In quel periodo l’Aurea Repubblica Ambrosiana pativa le conseguenze di una lunga guerra contro Venezia, i commerci languivano e chi aveva una minima disponibilità economica preferiva tenere i risparmi sotto il materasso anziché investirli.

Cristoforo Taverna, banchiere, ebbe l’idea di organizzare la prima lotteria in suolo italiano di cui si abbiano notizie, datata 9 gennaio 1449, con un suo regolamento preciso e un’estrazione pubblica in piazza Sant’Ambrogio; poteva partecipare:

“Ciaschuna persona de qual conditione, stato e grado voglia, se sia tanto forestiero como citadino o contadino et tanto clerico como layco et maschi et femine possano portare quelli ducati che a loro parerà o uno o duy o più”.

Insomma, aperta a tutti.

Funzionava così: chi lo desiderava investiva uno o due ducati e il suo nome veniva registrato insieme all’importo consegnato. Il giorno dell’estrazione due panieri venivano posti su banco, in piazza: il primo conteneva i nomi di chi aveva investito (un biglietto per ogni  ducato) il secondo altrettanti biglietti di cui solo sette comportavano la vincita di un premio. Chi estraeva doveva essere rigorosamente analfabeta e non aver partecipato alla lotteria; pescava contemporaneamente due biglietti (uno per paniere) e li passava ad altrettante persone alle sue spalle che leggevano i nomi e l’eventuale vincita. Grosso modo come accade oggi. Una manciata di secoli dopo, siamo in attesa dell’estrazione del 6 gennaio che un po’ fa sognare e che magari potrebbe cambiare la vita; nessuno ci crede completamente, ma si continua a comprare il biglietto.

Ma quante probabilità ci sono di estrarre un biglietto vincente? Dafni Serdari, analista finanziaria, ha stimato che, facendo la media delle principali lotterie al mondo, c’è una possibilità di vincere ogni 14 milioni. Volendo fare dei paragoni con altri fenomeni improbabili, è statisticamente più facile diventare astronauta (una probabilità ogni 13,2 milioni), più probabile una caduta fatale facendo la doccia (una probabilità ogni 810.000) o vincere una medaglia olimpionica (una probabilità su 662.000).

E allora perché continuiamo a comprare biglietti? Perché si tratta di un investimento decisamente contenuto – un sogno che costa pochi euro – e perché siamo affetti da quello che la psicologia cognitiva definisce inclinazione all’ottimismo (optimism bias): ci porta a ritenere più probabili di quanto non lo siano realmente eventi positivi in cui speriamo.

E quindi guardiamo la cosa in questa prospettiva: nell’elevatissima probabilità che questa sera non risultiamo vincenti – e quindi sfortunati al gioco – potremo ritenerci tutti, per questo giorno, indistintamente e con granitica certezza, fortunati in amore.

(Paola Giannelli)® Riproduzione riservata

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