È la fragilità, la sua bellezza; quel nascondere alla vita i propri sentimenti, celarli nella superficialità e nell’indifferenza, e fare finta che niente abbia importanza, quando invece importa sempre tutto.

È il saper sorprendere, la sua forza; quella capacità di svelare discretamente mondi nuovi, rinchiusi dentro a cappelli magici che liberano vite nuove e nuovi attimi.

È la curiosità, il suo potere; quel desiderio infinito di conoscere e di scoprire, quel sapere iniziare e andare fino in fondo – per sapere cosa c’è alla fine – a costo di cadere, sapendo sempre rialzarsi: imparando dagli errori del passato, sapendo guardare al futuro, senza rimpianti né recriminazioni.

È la leggerezza, il suo asso nella manica; quel sapere inventare, ogni giorno, un gioco nuovo, e sapere ridere e piangere di tutto il bene, e del male: sapere accarezzare ogni volta con tocco diverso, e raccontare le stesse storie con parole nuove, inventando ogni volta un lieto fine; riscaldarsi al sole e abbeverarsi della pioggia – come da una sorgente miracolosa – e mischiare insieme acqua, lacrime e sorrisi.

È il sapere ascoltare senza darlo a vedere, e imparare senza presunzione, disegnare un domani felice e migliore credendo che tutto il tempo a venire sarà lieve di gioie e di dolori.

È il mio tutto, il mio niente, è la mia vita.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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