Storie e persone

Il delfino

del

Un delfino è penetrato nella foce dell’Arno ed è risalito fino a Pisa. Dicono che stia inseguendo i muggini, pesci di cui è goloso. Una cosa simile, qualche anno fa, era successa nel Tevere, quando un delfino risalì fino a Ponte Testaccio. Sono avvenimenti che nascondono qualcosa di struggente, di arcaico, che rimandano a un nostro passato che non c’entra con la storia ma, piuttosto, con le profondità dell’anima. Nella Storia naturale, Plinio racconta di uomini salvati dai delfini durante le tempeste; di un bambino che, ogni giorno, trasportato sul dorso attraverso le acque, veniva portato a scuola da un delfino. Quando il bimbo morì, in una disgrazia, il delfino continuò, per giorni, a presentarsi all’appuntamento mattutino, fino a deperire e morire egli stesso.

Più che con altri animali, il rapporto che l’uomo ha col delfino è ambivalente: di amore un po’ meravigliato, quasi incredulo, per la fiducia che il delfino mostra nell’avvicinarsi a noi. Come se nella sua natura si nascondesse qualcosa di divino, di ambiguo, quasi da temere. Per questo il delfino nel fiume ci attrae e ci spaventa, come un messaggio misterioso, indirizzato proprio a noi, ma di cui non capiamo la lingua, la scrittura, la grammatica.

Quando il delfino ritornerà al mare, si porterà via la sua magia. Il fiume tornerà soltanto un fiume, gli uomini solo uomini. Il delfino, invece, resterà un delfino.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

 

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