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C’era una volta in America

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Un uomo. Una fumeria d’oppio. Lo squillo di un telefono. Un sorriso. Tra il suono del telefono e il sorriso, un sogno lungo un attimo, una vita, o trentatrè anni. I trentatrè anni passati da quando, il 17 febbraio 1984, C’era una volta in America usciva nelle sale. I trentatrè anni (trentacinque, per la precisione) vissuti da Noodles andando a letto presto, covando rimorsi, desiderando scomparire. Anni di vita interrotta, tempo sospeso, orologio fermo. Anni che, come la chiave di una pendola, o come la moneta di Monroe negli Ultimi fuochi di Elia Kazan (altro film con un grande De Niro), servono a «fare del cinema», il cinema di Sergio Leone, l’ultimo grande regista del cinema italiano.

Una storia di donne, cavalieri, arme ed amori: questo è C’era una volta in America. Molto più semplicemente, è sogno, incantesimo, mito: Cinema, appunto. Il cinema è il più grande spettacolo del mondo, se sai come farlo. E Sergio Leone lo sapeva. Il cinema è un sogno lungo un giorno. Il sogno di Noodles. Il sogno che inizia con: «C’era una volta…»

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

 

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