Inquieto vivere

No, grazie, il caffè mi rende mieloso

gram

C’era una volta il Caffè della Peppina, indigesto ed esplosivo, ma divertente, se cantato dai bambini dell’Antoniano. Oggi c’è il Caffè di Gramellini, decisamente indigesto e stop. Massimo Gramellini, grazie alle sue comparsate nei programmi di Fabio Fazio, è uno dei giornalisti più noti d’Italia. La rubrica che fino a poco tempo fa teneva su La stampa, il Buongiorno di Gramellini, era una delle più seguite, anche se spesso quel Buongiorno, dopo essere stato letto, stimolava in risposta un bel Vaffa. Ora Gramellini è passato al Corriere e la sua rubrica è diventata il Caffè.

Se amate il caffè, evitatela. Una delle più celebri battute di Massimo Troisi è «No, grazie, il caffè mi rende nervoso». Il rischio non si corre con il Caffè di Gramellini: col suo si diventa mielosi. Prendi una storia strappalacrime, da fiaba di Andersen, per esempio quella dello sciatore venezuelano che vuole partecipare ai mondiali di sci di fondo ma al suo paese non può allenarsi perché non c’è la neve: ecco, prendila, mettici tanto zucchero (troppo) e avrai il Caffè di Gramellini. Di storie del genere il mondo è strapieno. Ci sono intere scatole di cialde già caricate coi Caffè di Gramellini, con varie miscele. Tutte sono mieloso (da almeno uno dei punti di vista), ma ci sono le mielose indignate, le mielose moraliste, le mielose ottimiste, le mielose benpensanti, e tutta una serie di bouquet che alla Nespresso nemmeno se li sognano. Ma al fondo c’è sempre quella dose di zucchero in eccesso che, alla fine, risulta stucchevole, irritante, insopportabile.

La filosofia del Caffè di Gramellini è quella dell’imbonitore da baraccone: mette in mostra qualcosa di patetico, struggente, orripilante, mostruoso, stimola il sentimento bloccando la riflessione e alla fine, ci fa sentire tutti più buoni, o più intelligenti, o più sensibili. Che non è lo scopo di un caffè. Il caffè, come diceva Troisi, deve rendere nervosi, far pensare, non addormentare. Il soporifero Caffè di Gramellini, riesce a uccidere anche uno dei più bei suoni che conosca una cucina: quello del caffè che sale nella moka. È il suono dell’idea che si forma pian piano, costruita di piccole gocce di vapore che salgono verso le stelle per piovere giù trasformate. Un borbottio sommesso, che alla fine esplode gorgogliando. E lo zucchero lo metti solo se lo vuoi.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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3 thoughts on “No, grazie, il caffè mi rende mieloso

  1. A volte è come dici, a volta però riesce ancora a tirar fuori riflessioni interessanti Del resto “dover” scrivere tutti i giorni qualcosa di sensato non dev’essere mica facile (oddio, non è una condanna…lo pagano!). Anche Serra che mi piace molto di più, a volte scade nel banale.

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