Il più giovane aveva diciassette anni, il più vecchio più o meno quaranta. Qualcuno li credeva padre e figlio: non lo erano, anche se lo avrebbero voluto. Non erano da soli, erano in cinque, seduti in circolo nel cratere scavato da una bomba da dieci tonnellate.

Il più vecchio si tolse l’elmetto, prese uno spinello dalla tasca della giacca e l’accese con lo Zippo che gli aveva regalato sua moglie.

«Chi va?» chiese quello che gli stava a sinistra: un biondo, di una trentina d’anni, con una cicatrice sulla fronte.

Il vecchio diede un tiro allo spinello appena acceso e poi lo passò alla sua destra. «Andare dove?» chiese, soffiando fumo azzurro verso l’alto.

«A buttare una granata dentro quella casamatta di gialli» disse il biondo.

«Sai perché siamo seduti qui dentro?» gli chiese il vecchio.

«No» disse il biondo.

«Perché dove è caduta una bomba da dieci tonnellate è impossibile che ne cada un’altra.»

«Niente è impossibile» disse il biondo sputando per terra.

«Ci vado io» disse il più giovane, strisciando fuori dalla buca puntellanto sui gomiti.

Nell’istante in cui la casamatta saltò in aria, sentì la bomba cadere nella buca.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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