Le notti erano diventate un vero incubo per il povero Gaetano perché, nonostante il passare degli anni, qualche chilo di troppo che gli si era depositato sullo stomaco e i problemi che i diciotto dipendenti gli procuravano ogni giorno, la sua Angelina, detta Jessica, la rossa e annoiata moglie che passava le proprie giornate a bere caffè e a fare shopping, la notte batteva cassa e non gli dava tregua.

Anche negli ultimi mesi – nonostante il troppo lavoro, la vita sedentaria e lo stress gli avessero bloccato la schiena – lei continuava a essere affamata e famelica, una vera furia erotica. A sentir lei, l’uomo di notte deve fare il proprio dovere e fare sentire la sua donna femmina fino in fondo. Lui appena si stendeva sul divano e chiudeva gli occhi, sprofondava in un sonno profondo, mentre lei, eccitata da tutto il caffè bevuto durante il giorno, si preparava per l’amore.

Si faceva un bagno rilassante e schiumoso, dava una limatina alle unghie rosso fuoco – con le quali si sarebbe aggrappata alla schiena di Gaetano -, si spalmava di olio profumato e, indossata una lingerie provocante e sensuale, gli si buttava addosso svegliandolo di soprassalto.

Lui, strappato improvvisamente dal mondo dei sogni, si trovava ricoperto da quella furia erotica che si dimenava come una biscia: cercava di guardarla con occhi imploranti, pietendo un’intera notte di sonno ma lei, divorata dal fuoco dell’amore, si incamminava sfacciata e intrepida sulla strada del desiderio.

Lanciava urletti di godimento, lo leccava e lo mordeva tutto, affondando unghie e denti nelle sue carni, raggiungeva il sesso turgido e, incastrandolo nell’angolo del divano, per non fargli prendere troppi colpi alla schiena malandata, si lasciava andare a un ballo sinuoso e sensuale portandolo ai picchi del piacere mentre lui, a ogni colpo troppo deciso, sentiva la schiena urlare vendetta.

Poi si lasciava andare sul suo grande corpo e, ritrovata la regolarità del respiro, lo lavava delicatamente, lo asciugava di baci e lo accompagnava – dolorante e svuotato – nel loro talamo, dove lui, tra lenzuola di seta profumate, risprofondava immediatamente in un sonno buio e senza sogni.

Lei gli si stendeva di fianco, in attesa del sonno: quando questo tardava ad arrivare, iniziava a girarsi e rigirarsi nel letto, mugolando di desiderio e, sapendo che non sarebbe riuscita a dormire senza nuova soddisfazione, gli si ributtava addosso come una furia assatanata e lo violentava in tutta la sua mole, svuotandolo di ogni residua energia.

Lui – vittima di quel bisogno d’amore – implorava, con le lacrime agli occhi, una tregua che non sarebbe arrivata e, desiderando che il sonno lo rapisse e lo trasportasse nel mondo delle dimenticanze, chiudeva gli occhi rassegnato, sapendo che la furia, quella donna prorompente per la quale aveva perduto il senno, stava già meditando la sua terza performance.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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