Inquieto vivere

La starnutatrice di primavera

starnu

Tutto è iniziato con un sibilo, una specie di fischio notturno. Due note vibranti, con una sorta di cigolio finale, che si alternavano in gola.
Poi, dei raffreddori persistenti – in genere in prossimità delle fioriture – e una tosse fastidiosa in alcuni periodi dell’anno. Un pomeriggio di primavera, nel suo studio, all’ennesimo raffreddore ingestibile il medico azzarda:
«Sei sicura di non soffrire di crisi asmatiche?»
«Cosa?»
«Di natura allergica»
«Naaaaa, asmatica io? Che c’entra che due miei fratelli su tre hanno sofferto d’asma, e mia madre ha avuto crisi d’orticaria fin quasi ai vent’anni. Non io, mai stata allergica in vita mia»
«Sì ma… »
«Cosa ma… »[tono lievemente aggressivo]
«Dove hai trascorso la maggior parte della tua vita?»
«In una città sul mare» [Bari, n.d.r.]
«E ora dove vivi?»
«Pianura padana»
«Ecco… Meglio fare qualche indagine»

[Primo piano sul sorriso compiaciuto del medico che si sente Montalbano e la mia espressione stupita]

[Esterno giorno]
In strada guardo i fiori che sbocciano dappertutto, la primavera srotola manti e corolle con voluttà e li osservo per la prima volta con occhi diversi.
Oh, ma tutti ‘sti fiori proprio ora devono sbocciare, non possono fare un po’ alla volta che durano anche di più? Cos’è tutta quest’ingordigia di sbocciamento, sbocciatura, sboccianza?
Poi un pensiero spaventoso si insinua lasciandomi senza fiato (anche perché ho qualche difficoltà a respirare): pollini ovunque, e pioppi.
Begli alberi i pioppi, vero? Un po’ meno in primavera, quando nevica lanugine di pioppo, dappertutto. Si deposita sulle auto, sui marciapiedi, sulle panchine e sui davanzali, entra in casa, vaga nell’aria. Sembra danzare: un velo da sposa trapunto che ondeggia continuamente a pochi passi da te. E pensare che trovavo quella lanugine proprio bella.

[Interno giorno]
Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole.
No, davvero i gatti no, e anche dovessero confermarmi un’allergia invalidante ai peli di gatto a loro non accadrebbe niente, piuttosto sverrei con il cortisone tra i denti e i gatti tra le braccia [fase di instupidimento da animali domestici: completata].
E se invece fossero loro… gli acari della polvere già responsabili delle crisi asmatiche dei fratelli bambini? Acari ben pasciuti che si annidano dappertutto e adorano masticare la pelle umana (sembra si nutrano di quella e desquamazioni varie e ne perdiamo, a livello microscopico, in gran quantità).
Nel frattempo gli occhi lacrimano e non è commozione, respiro a bocca aperta con la grazie di un cetaceo e provo a mantenere un aplomb disinvolto quando incontro persone seriamente preoccupate dalla mia incapacità di parlare e respirare allo stesso tempo.
«Naaaaa, nessuna preoccupazione» tranquillizzo in apnea «sarà un po’ di raffreddore da fieno». Come se vivessi in una cascina.

Ma poi, scoprirmi allergica fuori tempo è una sensazione strana. Come di ribellione del corpo. Passi quando sei bambino e adolescente. Il corpo è una fucina in piena attività; cresce, sostituisce, prepara; poi arrivano gli ormoni che sgomitano con altri ormoni: tutto un fiorire e sbocciare frenetico, un movimento testardo e incessante che porta via un bel po’ di disturbi al suo termine, incluse alcune allergie.
Ma io che l’adolescenza l’ho passata da un pezzo? Quale traguardo biologico della mia vita potrebbe portar via un’allergia tardiva? (Siate carini rispondete a mente e poi, ho scritto tardiva non decrepita).
Soprattutto mi chiedo [fase colpevolizzante accesa; pilota automatico inserito]:
Il mio corpo sta provando a dirmi qualcosa?
Dovrei cambiare aria?
Dovrei vivere in maniera più salutare?
Dovrei cambiare vita? (concordo, opzione drammatica).

Davvero non saprei. Oltre a essermi trasformata in uno starnutofono primaverile, mi osservo con perplessità allo specchio tirando su con una narice (l’altra si è atrofizzata da un pezzo) e rispondo rantolando a chi mi chiede come sto:
«Tranquilli sto bene» facendo apparire, al mio confronto, Violetta della Traviata florida come una fattoressa dell’Iowa.
A tutti gli allergici di questo periodo, la mia assoluta, robusta e un po’ lacrimevole solidarietà.
Prima che ti capiti non sai, non immagini che il mondo possa trasformarsi in un pericoloso ricettacolo di allergeni. Ho perso l’innocenza: d’ora in poi il mondo sarà diviso in buoni cattivi, allergici e non allergici.
E ricorda: quando sei per strada e incroci qualcuno in primavera sii gentile, potrebbe essere un allergico che soffre e non lo sai.

(Paola Giannelli)®Riproduzione riservata

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