Storie e persone

Bambini senza

bimbi

Un recente studio di Save the children sui bambini italiani che vivono in condizioni di povertà disegna un paese dai tratti surreali, con un grande numero di famiglie con bambini piccoli che vivono in condizioni paurose; perché a pagare il prezzo più caro, alla fine, sono sempre i cittadini piccoli e indifesi.

Quattro bambini su dieci – figli di una famiglia povera – soffrono il freddo per mancanza di soldi per riscaldare le case in cui vivono, con gravi danni per la salute e la crescita; un bambino su quattro vive in case umide, infestate dalla muffa e con perdite d’acqua e, molto spesso, poco illuminate.

Da questo studio – denominato Bambini Senza – si scopre che un bambino su venti non si nutre adeguatamente almeno una volta al giorno, e non possiede giocattoli con cui potersi distrarre; molti di loro non hanno uno spazio in cui studiare, non hanno la possibilità di praticare uno sport, non possono permettersi di comprare vestiti nuovi e non hanno mai fatto una vacanza.

In Italia, oggi, la povertà riguarda ben un milione e centomila bambini, con una prevalenza nelle regioni del sud. La conseguenza di tutto questo sono, ancora una volta, i dati terribili sulla scolarizzazione del paese: un alunno di quindici anni su quattro non possiede le conoscenze basilari di matematica e, nelle regioni del sud – ai primi posti la Sardegna e la Sicilia – la percentuale di abbandono della scuola supera il venti per cento: per sei bambini su dieci, i cui genitori hanno un titolo di studio inferiore alla terza media, ci sono alte probabilità di vivere una vita fatta di povertà e ignoranza, ai margini della società.

Questa situazione, assurda e spaventosa allo stesso tempo, mi riporta a quasi quarant’anni fa, quando – figlio di operai del nord, che lavoravano duro per garantire un futuro migliore ai propri figli – durante il servizio militare conobbi coetanei del sud a volte analfabeti, già sposati e con figli a soli diciannove anni: operai e contadini vittime di un sistema che non offriva loro alcuna alternativa perché, oltre ad essere nati nel posto sbagliato, non avevano alle spalle uno stato che si prendesse cura di loro.

Sono cambiati i tempi e dove il lavoro minorile era una necessità di sopravvivenza, oggi la superficialità dei rapporti crea un disagio costante per i più deboli e indifesi: i bambini sono le vittime della superficialità degli adulti che, pur di soddisfare il bisogno primario della riproduzione, fanno figli con la stessa superficialità con cui comprano un cucciolo di cane. Tanto son tutti pezzi di cuore e c’è sempre la chiesa, con la misericordia di Dio, che vede e provvede.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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