Blondi è una femmina di pastore tedesco. Ha sette anni quando Martin Bormann la regala ad Adolf Hitler. È il 1941. I nazisti stanno invadendo ogni angolo d’Europa. Poi verranno l’Operazione Barbarossa, la disfatta in Russia e in Africa, gli sbarchi americani, la discesa nell’oscurità del bunker.

Nell’aprile del ’45, quando l’Armata Rossa è alle porte di Berlino, Blondi dà alla luce quattro cuccioli. Ha undici anni. Quanti gliene restano da vivere? Forse uno. Forse, ormai, nessuno. Eva Braun la prende a calci nella pancia. I cuccioli sono portati via. Uno viene chiamato Wolf, come il suo Führer: perché anche i cani, nel bunker, hanno un Führer. Gli altri non hanno nome, o forse sì, ma Blondi non lo sa.

Il 30 aprile Ludwig Stumpfegger, il medico personale del Führer, le dà delle pastiglie. Mentre muore, avvelenata dal cianuro, le torna in mente uno scampolo di cielo. La mano di Adolf Hitler, posata su di lei, non le fa invece alcun effetto.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

 

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