È come se in noi convivessero almeno due prospettive rispetto alla comprensione della realtà che viviamo.
La prima riguarda il riconoscersi parte dell’umanità nel suo complesso. I concetti sono chiari, essenziali, e riescono a permeare di comprensione l’esistenza: bene, male, amore, amicizia, umanità, pari dignità di ognuno. Si è in grado di riflettere per categorie e indugiare sul pensiero, slegato da eventi personali o emozioni.

Poi c’è il livello della quotidianità, quello che tortura ogni evento e sensazione con i suoi distinguo, sfumature, interpretazioni, recriminazioni; dove il bene non è solo bene, ma anche altro. Male e bene talora si intrecciano e non riesci a separarli. Ognuno giudica e crea gerarchie di superiorità e inferiorità tra se stesso e il mondo, anche senza volerlo. Si pensa: ho sbagliato, ho fatto bene, avrei dovuto, non so cambiare, vado a infilarmi sempre negli stessi vicoli ciechi, sto bene e sto male; tutto insieme. I pensieri diventano dei complessi diagrammi ad albero, da ognuno ne nascono altri e non ci si ricorda da dove si è partiti; in fondo ad una complessa analisi, difficile, stancante, ci si sente talvolta più confusi che in partenza.

Ogni tanto, forse, bisognerebbe provare a mescolare le prospettive, portare la nostra quotidianità tra i massimi sistemi. E allora un amore finito male potrebbe diventare la ricerca per due individui del proprio senso, anche attraverso quell’incontro o scontro: diventerebbe un evento necessario per cercare il proprio posto nel mondo; certamente meglio che attorcigliarsi su recriminazioni e rabbia che rendono quell’evento quotidianamente infinito in noi stessi, mai superato, sempre presente.
Allo stesso modo per un lavoro che non piace o una situazione che ci appare oltre le nostre forze.

È un esercizio, non risolutivo, ma che può aumentare la consapevolezza. Soprattutto della relatività delle cose. Guardare gli eventi che ci coinvolgono, da una certa distanza, pone in una diversa prospettiva: noi stessi nella nostra totalità, lasciando che percorsi piccoli e più grandi, particolari e universali si intreccino, scambino, provino a raccontarci qualcosa.

(Paola Giannelli)® Riproduzione riservata

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