Storie e persone

Aprite quella porta!

alicia

Il dramma scoppia una domenica pomeriggio, mentre lo showroom è pieno di clienti che acquistano i lussureggianti abiti da sera della nuova collezione.

Mentre il marito della famosa stilista – consegnate le chiavi di casa ad Alicia, la cameriera bulgara che ogni giorno pulisce l’attico nel palazzo adiacente – si avvicenda a mostrare le ultime meraviglie create dalla sua dolce metà, la povera Alicia si appresta a vivere un’esperienza che ricorderà per tutta la vita.

Giorgia gambe lunghe, la figlia della stilista, passa da un abito all’altro tra i sospiri di ammirazione delle compratrici arabe, mentre nella casa accanto, una volta svuotate la lavastoviglie e la lavatrice e sistemata la cucina, spalancate le finestre – la giornata di sole ha scaldato l’aria – Alicia si avvia canticchiando a pulire il piccolo bagno di servizio. Un profumo leggero, di candele alla vaniglia, vagheggia nell’aria quando un improvviso colpo di vento solleva le tende voluminose e la porta del bagno si chiude alle sue spalle, e lei non riuscirà più ad aprirla.

Passata la prima ora a picchiare e imprecare che qualcuno la aiuti, l’ansia diventa tale che, incurante del fatto di essere rinchiusa dentro un bagno, – mentre il sudore, come una seconda pelle, la riveste tutta – si piscia e si caga addosso.

A partire dalla seconda ora lo spavento è tale che, dando fiato ai polmoni, inizia ha gridare come un’aquila intrappolata, sperando che qualche anima buona arrivi in suo soccorso e la liberi da quell’incubo: purtroppo, gli spessi muri del palazzo borghese in cui si trova non lasciano trapelare alcun rumore.

Più passa il tempo, più sale la paura: il cuore batte troppo forte, a furia di dar colpi alla porta le mani hanno iniziato a sanguinare e, se vi capitasse di passare fuori da quella porta, pensereste alle urla di una maialina pronta al sacrificio che, riconosciuto il coltello nelle mani del contadino, già presagisce la fine che l’aspetta.

Sono passate ormai cinque quando il marito della stilista – salutati gli ultimi clienti e brindato con lo staff per i brillanti risultati ottenuti – si rende conto che Alicia non è mai tornata a riportargli le chiavi e a farsi pagare.

Si affretta a passo spedito verso l’appartamento e, già a metà del cortile, non può credere alle proprie orecchie, perché è proprio dalle finestre di casa sua che arrivano quelle urla disumane: perché Alicia, ormai completamente impazzita dalla paura, grida e non sente ragione quando lui, fuori della porta, la invita a tranquillizzarsi che presto sarà liberata.

Chiama immediatamente Giorgia gambe lunghe perché gli porti le proprie chiavi. Lei si precipita in soccorso del padre e della povera Alicia, scoprendo con un certo terrore che quella mattina – dopo una notte insonne a causa di un forte mal di testa – ha dimenticato le chiavi sul piccolo tavolino al centro del salone.

La situazione precipita: si deve cercare un fabbro, a quell’ora di domenica sera, che arriverà con tutto comodo ad aprire la porta di casa e quella del bagnetto.

Lo spettacolo di terrore che si presenta ai loro occhi è quello di una povera disgraziata madida di sudore e sangue, puzzolente e sporca che, una volta riconquistata la libertà, si precipita per strada così com’è, davanti agli occhi atterriti dei numerosi passeggiatori della domenica sera.

Dell’interminabile discussione che animò la serata di padre e figlia, non ci è dato sapere; solo si seppe che Giorgia gambe lunghe, che aveva riso in faccia al padre per il nervosismo e l’assurdità della situazione, fu costretta a pulire il bagno e le tracce lasciate dalla povera Alicia di cui, da quel giorno, non si seppe più nulla.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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