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Il poeta è un autista di autobus

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Paterson è una città degli Stati Uniti, non lontana da New York. Paterson è un film di Jim Jarmusch, uscito alla fine dello scorso anno. Paterson è il nome del protagonista del film. Paterson, la città, è un brutto centro postmoderno, cresciuto disordinatamente attorno ai resti di un’industria tessile che nel Novecento occupava decine di migliaia di persone. Paterson, il protagonista, è un autista di autobus cittadini. Paterson, il film, è uno dei tanti piccoli (molti misconosciuti) capolavori disseminati da Jarmusch durante i suoi trent’anni di carriera.

La vicenda è molto semplice: racconta una settimana della vita di Paterson (il protagonista, ma anche la città), da un lunedì al lunedì successivo. Una settimana monotona, spesso noiosa, punteggiata da sveglie alle sei e dieci, colazioni sempre uguali, tragitti in autobus resi differenti solo dalle conversazioni tra i passeggeri (alcune commoventi, come quella tra la ragazza e il ragazzo che parlano di Gaetano Bresci, l’anarchico italiano che uccise re Umberto I e, per un certo periodo, visse proprio a Paterson), soste per il pranzo vicino a una cascata, birre serali al solito bar. La mattina e la sera, la vita con una compagna artista e un bulldog inglese. Niente altro. Perché Paterson è un film sulla Poesia, e la Poesia è noiosa e monotona (caratteristiche che considero virtù, non difetti), uguale a se stessa, circolare e ripetitiva, esattamente come una settimana a Paterson (ma anche dovunque).

Paterson è un film sulla Poesia perché Paterson (il protagonista) è un poeta e il film ci racconta le origini della sua ispirazione (parola imprecisa, che uso solo per comodità), che non si trovano in qualcosa di estraneo, eccezionale o metafisico, ma unicamente in Paterson (la città) e nella sua monotona e noiosa banalità. Paterson scrive poesia su un taccuino, ogni giorno. Le riscrive, le corregge, le abbandona per riprenderle più tardi. Alcune, forse, le abbandona per sempre. Mentre la sua compagna sogna paesaggi irreali dell’antica Persia, dove cavalcare in sella a elefanti d’argento, Paterson scrive i suoi versi osservando una scatoletta di fiammiferi Ohio Blue Tip abbandonata su un piatto in cucina. Perché il poeta è un autista di autobus. Non esce dal proprio percorso. Scrive sempre le stesse cose, scrive di Paterson (la città, ma anche il protagonista) e non ha bisogno di altro.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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