Poesia

Come un serpente

serpente

Come un serpente

appendevo la pelle alla gruccia

e scivolavo lungo il bordo del lavello

opaco e spento,

ruvido di caos, come una stella

vinta dai pliés,

o dai jeté, o dalla forma cruda

dello specchio

che riproduce il dubbio

e lo moltiplica.

Nel corridoio sentivo la tua voce,

cantavi una canzone incomprensibile,

senza motivo, senza melodia,

una canzone di muti stillicidi,

di stalattiti, d’ansie di matricidi.

Chiuso in cucina,

Bach disegnava fughe al clavicembalo,

esercitava lo spessore delle tazze

di porcellana ornate di grifoni.

«Ricorda i fiori» dicevi mentre uscivo,

ma io riaprivo la porta all’improvviso

e ti scoprivo china sopra il tavolo

mentre leggevi una tabella logaritmica.

«Nascerà a luglio» dicevi alla teiera,

e non capivo se parlassi della luna,

del gatto zoppo o dell’ignoto dioscuro

che scandagliava le profondità

dei tuoi meandri.

Correvo fuori,

inciampavo in una foglia,

una lumaca mi teneva per la mano:

«Tu, apocrifo lettore,

mio simile, mio flagello».

Ma non avevo il tempo di

rispondere, sentivo l’acqua

stringersi sul mondo,

l’aria disperdersi, la luce deformarsi

e il muto dioscuro

vagire nel tuffarsi.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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