Racconti

Le mani sui fianchi

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A primavera ritornava la nostalgia, quel dolore che le si era sedimentato sul cuore e che aveva accompagnato ognuno dei suoi giorni negli ultimi anni. Quando, la sera, le porte della grande casa si spalancavano sull’immensità dei campi – quando il rosa del tramonto colorava l’azzurro del cielo – si perdeva a guardare, le mani sui fianchi, il grande mare verde che si stendeva a perdita d’occhio nell’immensità dell’orizzonte, rimanendo in attesa di chi non sarebbe tornato mai più.

C’era stato un tempo in cui quel silenzio doloroso veniva spezzato dal miracoloso sbuffare del trattore, e il suo uomo ritornava a casa per la cena; dopo una doccia, a lavare via la fatica della lunga giornata nei campi, si sedevano a tavola rinchiusi dentro il silenzio ad ascoltare le notizie del telegiornale. Poi era già ora di andare a letto, che al mattino si ricominciava prima dell’alba.

Le ricorda tutte quelle sere senza parole e le notti senza amore, quando il desiderio la relegava immobile in un angolo del letto, nell’attesa di soddisfazione; aspettava in silenzio quelle mani grandi e forti che certi giorni, in quel luogo dimenticato dagli uomini e da Dio, la facevano sentire il centro del mondo.

Poi, in una delle solite cene fatte di silenzi incolmabili, lui, senza alzare la testa e continuando a guardare nel piatto, le aveva detto che le lasciava tutto e andava via; lei, dopo che lui era partito nel bel mezzo della notte, era rimasta seduta a tavola fino al mattino, e si era alzata solo al richiamo doloroso delle mucche, che avevano la necessità di mangiare.

Nonostante sia passato tanto tempo, il desiderio non si è mai placato: certi giorni sente ancora il suo odore e quel bisogno delle sue parole rade e pesanti; la passione violenta dell’amore che fa male, e quel corpo grande che la faceva sentire protetta dalle insidie della vita.

Resta lì e guarda i campi cullati dal vento della sera, le mani sui fianchi che attendono un ritorno; mani diventate troppo grandi e rovinate dal lavoro che le è toccato fare, giorno dopo giorno, per avere una ragione per aggrapparsi alla vita e non morire di dolore, mentre tutto intorno è già primavera.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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