Storie e persone

Ricordando Città del Capo

cap

Quell’uomo che cammina in una strada assolata di Città del Capo, un sabato mattina presto, sono io.

Sono il solo uomo che cammina in questa strada, dentro un sole abbagliante – forte e piacevole, che riscalda le ossa – mentre il cielo azzurro sembra infinito; non fa mai caldo, in questa città, perché un vento violento e fresco abita i suoi giorni, e le sue notti tumultuose: ogni sera, quando vado a dormire, lascio sempre una finestra aperta.

Perché la notte, le volte in cui mi capita di svegliarmi, mi piace sentire il suo ululato lacerante che copre il silenzio che si è depositato sulla gente.

Ci sono sere un cui il dolce odore della marijuana entra dalle finestre e sconvolge i pensieri. Mi prendo cura di me stesso, in questa città dove conosco poca gente. Quando vengo qui, il tempo è solo mio; dopo lunghe giornate di lavoro, la sera passeggio lungo la spiaggia, a guardare le onde, grandi e fredde, che sconvolgono l’oceano, mentre i cani corrono felici nel vento.

Città del Capo e una città d’infinito, con il cielo e il mare che sembra non debba mai finire, rinchiusa in una prigione di montagne; eppure, non riesco ad amarla, questa città dove c’è solo natura, troppa natura, e le strade del centro sono deserte la sera, quando la gente si è ritirata nei quartieri residenziali, le cui case guardano il mare.

Quelle luci che tremulano, laggiù in fondo, sono quelle di Khayelitsha, la baraccopoli più grande del paese: il giorno in cui l’ho visitata, ho provato vergogna per l’esistenza di quel mondo parallelo – e così uguale al mio, fatto di leggi e di gerarchie tutte uguali alle mie; un mondo confinato alla fine del mondo, dove stava rinchiusa gente uguale a me, e diversa, che ha conosciuto una vita dimessa e confinata dentro fortezze di indifferenza e presunzione.

Io, nonostante il sole e il cielo, e il vento che accarezza la pelle, mi sento troppo solo in questa città, di cui non so apprezzare la bellezza, che mi si è attaccata alla pelle come una febbre e che, quando le sono lontano, trova il mondo di farsi ricordare e rimpiangere.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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