Per ora e solo per ora

alzo la sbarra all’entrata,

abbasso lo scudo all’angoscia,

abbandono la dimora spinosa

del frutto immaturo dello Stramonio,

dal fiore bianco e solitario,

quello di Circe.

 

Subito e adesso

recupero antiche persuasioni,

con mille pretesti incantevoli.

 

Nell’istante so

che il petto squarciato impone

non senza sosta  il mutismo

della coscienza incline ad ambizioni di gioia.

 

Oggi respiro e recupero,

nella testarda persuasione

che i giorni  spogli di morbidezza

siano soltanto brevi ricorrenze sciupate,

notti prive di chimere e di luna.

 

È questo il mio attimo

e vedo terso

il sortilegio delle emozioni.

Che si celano,

nello smarrimento  di chi le teme intangibili.

Che  non si corrompono,

seppur logorate  all’infinito

Che riappaiono luccicanti nel momento,

anche a chi è alla cecità destinato.

 

Ecco l’eternità e:

con insensata audacia

sono pronta

a sbalzare la mia vita

contro i suoi amori,

dolce  violenza,

ancora.

(Simonetta Bernasconi) © riproduzione riservata

 

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