È quando ci sono i russi e gli americani ad essere favoriti nella finale di nuoto sincronizzato misto, che i ragazzi italiani decidono di gareggiare scegliendo di condividere un messaggio con il pubblico che ti guarda da tutto il mondo.
Anziché portare un tipico brano da repertorio classico, scelgono un pezzo di musica contemporanea “A scream for Lampedusa”, con il quale il compositore Michele Braga racconta la tragedia dei profughi.

Nei giorni in cui l’Europa ci abbandona al nostro destino di salvatori – minacciando la chiusura delle frontiere – Manila Flamini e Giorgio Minisini scendono in piscina a raccontare una storia che parte a ritroso, dal grido di dolore di un uomo che ha perduto la propria donna, proprio quando la salvezza era lì, a portata di mano.

Sono un uomo e una donna partiti da un paese lontano dove cercano un riscatto per una vita migliore: è lo storia di un’attraversata verso il domani, la mano che tiene stretta la mano, i cuori tumultuosi che battono insieme, in troppi su quella barca senza spazio, dove l’odore è insopportabile; è la storia della speranza, di quell’orizzonte che si avvicina sempre di più e, quando bisogna nuotare e non si è capaci, si annaspa disperati verso la sabbia che brucia gli occhi; mentre i muscoli non rispondono più e i corpi si perdono verso il fondo, e quello che trascini, alla fine, è un involucro pesante nel quale non soffia più la vita.

Quell’urlo che ha spezzato il chiacchiericcio degli spettatori sugli spalti, e l’esercizio faticoso e perfetto che ne è conseguito, cancellando i russi e gli americani, regalando una medaglia d’oro a questi ragazzi dai corpi statuari che, nonostante saprebbero sopravvivere alle più grandi tempeste del mare, raccontano una storia di mille disperazioni, per chi non ce l’ha fatta e ha perduto, a poche bracciate dalla riva, la speranza di una nuova vita.
Vincendo una medaglia d’oro, per smuovere le coscienze e non dimenticare raccontando, come ha dichiarato, ai cronisti, Giorgio Minisini: “Il dramma delle persone che scappano per povertà, guerre e persecuzioni dai loro paesi per venire in Italia, non per prenderci il lavoro e ucciderci, ma per disperazione”.

(Stefano Simonini)© Riproduzione riservata

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