Quando iniziamo una storia, nella fase dell’innamoramento, cerchiamo sempre di offrire il nostro lato migliore, dando di noi un’immagine edulcorata che rasenta la perfezione e che ci mostra virtuosi e privi di difetti.

Niente di più sbagliato, soprattutto quando le storie hanno preso la via della costruzione perché, a quanto pare, tutti noi inconsciamente desideriamo che il nostro partner si mostri a noi nel modo più naturale possibile, facendoci toccare con mano la sincerità e la verità del rapporto che stiamo costruendo.

Sostiene questa tesi la psicologa americana Leah Decesare – e tanti altri studiosi insieme a lei – raccontando la prima volta in cui, inavvertitamente e piena di vergogna, ha scoreggiato di fronte al marito: la reazione di lui, inaspettata e che l’ha colta impreparata, è stata di grande positività in quanto, a suo dire, avevano finalmente varcato una nuova frontiera della loro conoscenza personale, offrendo anche a lui la stessa libertà di comportamento.
Perché, avendo circa mezzo litro di gas al giorno da espellere, la possibilità di scoreggiare liberamente insieme alla persona che si ama è una dimostrazione di onestà e accettazione, il poter essere se stessi fino in fondo, vincendo quel senso di vergogna – tipicamente femminile – riuscendo a conquistare insieme la possibilità di ridere di uno di quei limiti che, nella maggior parte delle situazioni, creano imbarazzo e vergogna.

Essendo un uomo sposato a un altro uomo, devo ammettere che la pratica è facilitata dal vivere un rapporto alla pari e credo, in linea generale, che gli uomini si facciano meno scrupoli di arieggiare di fronte alle proprie compagne. Il messaggio è rivolto alle donne, generalmente più garbate e pudiche: mettete da parte la vergogna, grandi mangiate di fagioli, fiato alle trombe e, scoreggiate gente scoreggiate!

(Stefano Simonini)©Riproduzione riservata

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