Inquieto vivere

Salvate quei robottini a zonzo per le città

robot

Sono utili e quasi graziosi: bianchi e grigi, linee morbide ed essenziali, silenziosi vanno per la loro strada, letteralmente, perché si tratta di piccoli robot – in fase di sperimentazione in Italia – che consentiranno, entro la fine dell’anno, la consegna di pacchi e corrispondenza con il minimo dispendio di energie: ideali per i davvero pigri o i seriamente indaffarati.

Usando un’app, si prenoterà la presa in carico e un solerte robot, una specie di grosso trasportino per animali su ruote (ma dotato di GPS e sensori) arriverà sul luogo e all’ora stabilita; lì controllerà l’identità del mittente attraverso il riconoscimento facciale, riceverà il pacco e si avvierà trotterellando verso l’indirizzo del destinatario. All’arrivo ci sarà un nuovo riconoscimento facciale, la consegna e saranno tutti contenti. Interessante vero? Soprattutto comodo.

Dopo una veloce immersione nel futuro, con ritrovati che la fantascienza degli albori avrebbe collocato in un’epoca in cui le auto sarebbero state in grado di volare, arrivano i retropensieri.

Sì ma…

Il robottino andrà per strada o sui marciapiedi? E se dovesse capitare di tamponarlo? A parte che non riesco a immaginare una constatazione amichevole con un robot, credo che le telefonate alla polizia stradale sarebbero del seguente tenore:≪Scusi, buongiorno, ho tamponato un robot. Sì ho detto un robot, sì sono sicura, si è fermato di colpo e l’ho centrato. No, non sono ubriaca, vi prego di intervenire altrimenti nessuno mi crede. No scusi, cosa ha detto? No, non faccio uso di sostanze stupefacenti, no la prego non riattacchi!≫.

E se qualcuno dovesse spaventarsi vedendolo venire incontro? Non è solo il problema del povero nonnino o della deliziosa nonnina a cui prende un colpo vedendo procedere l’oggetto verso il nipotino di tre anni che corre lì accanto, ma di tutti coloro che non si aspettano un aggeggio semovente a zonzo per la città (Il robottino si trova ad altezza gambe, il video in fondo lo mostra in azione per le strade di Milano).

E se, poniamo, il robottino si trovasse in una zona ad alto flusso di passanti, diciamo all’uscita di una stazione della metropolitana, impazzirebbe per cambiare traiettoria e scansare i pedoni o starebbe fermo per un’ora, confuso, comunicando freneticamente con la centrale?

A parte i quesiti di funzionamento e passando alla quotidianità, ce la sentiamo davvero di sopportare l’atteggiamento passivo-aggressivo del nostro postino di quartiere che non ci parlerà più, perché colpevoli di essere passati alla concorrenza inanimata? Siamo davvero disposti a sdradicare dall’immaginario i gioiosi quadretti dei film americani con case dai prati ben rasati e portalettere chiamati per nome? (Anche quelli che suonano due volte, ma quella è un’altra storia…)

La carrellata dei retropensieri si chiude con la visione di tonici bambini e robusti adolescenti in procinto di organizzare gare di di calci al robottino, robottini decorati con le bombolette spray da writer di passaggio, rovesciati a bella posta con le ruote all’insù o marcati dall’ennesima pipì di cane.

Ma voi, creatori di intelligenze artificiali, sì dico proprio a voi, lo sapete che lì fuori c’è un mondo brutto, ma brutto davvero? Volete davvero tutto questo? Come pensate di mandare una creatura innocente, seppur androide, in giro per una metropoli, completamente sola e indifesa?

Siete davvero delle cattive persone.

(Paola Giannelli)©Riproduzione riservata

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