Storie e persone

Ogni piccolo particolare

rosone
Innanzitutto, non sono cattolica. Non sono neanche davvero religiosa. Spirituale, senza dubbio, con un’educazione cristiana di cui sono grata, ma non sono sicuramente un persona da “religione organizzata”.
La mia scelta di lasciare i gruppi ecclesiastici strutturati è una lunga storia. Ci sono delle ragioni, abbastanza significative e lievemente traumatiche. Non ho rimpianti, sento che sto meglio ora, ma sono anche, forse, un po’ amareggiata. Non sempre le persone sono buone.

Detto questo, è singolare che tenga tanto a esplorare i luoghi di culto, di ogni religione. Tutto è iniziato quando vivevo in Italia, intorno ai vent’anni, attratta dalle grandiose cattedrali europee. Scoprii che offrono un fresco rifugio dal caldo e riscaldano la mia anima quando fa freddo.
Sono splendide e riccamente decorate, tranquille e rasserenanti. Amo l’eco e il modo in cui la luce gioca attraverso i finestroni. Il mormorio delle preghiere sussurrate con devozione da chi si inginocchia davanti a statue squisitamente scolpite, le note dell’organo che aleggiano nell’aria, o le formule rassicuranti della messa non hanno mai mancato di commuovermi. Nel momento in cui vago nella santità delle cattedrali, il mio cuore si gonfia, circondata dalla magnificenza del tutto. A volte mi sento davvero piccola, e sempre in grande soggezione.

Un sabato mattina mi ritrovo seduta in mezzo alla cattedrale di Notre-Dame, a Strasburgo. Sono sola, ma al tempo stesso circondata da una folla di persone con lo sguardo verso l’alto, a bocca spalancata, davanti allo splendore dei vetri decorati e alle magnifiche opere d’arte che le circondano.
Curiosamente, una signora si avvicina e mi chiede l’autografo. A gesti in realtà, mimando l’atto di scrivere, mentre mi porge con gentilezza un pezzo di carta e una penna.
Sembra che io assomigli a un personaggio famoso. Avevo già notato le sue occhiate. Dall’accento mi sembra originaria dell’Europa orientale, ma non riesco a capire nulla del suo mormorare (siamo tutti rispettosi, qui in chiesa) e non ho nessuna idea di chi lei pensi io sia. Scarabocchio qualcosa di illeggibile sul pezzo di carta che mi porge, con un sorriso, per evitare di parlare. Porta occhiali molto spessi. In questo momento mi piace l’idea di poter essere chiunque, tranne me.

Questo tipo di esperienze casuali mi fa sempre ridere.

Le persone che mi sono vicine sanno che credo nella serendipità. Cose sorprendenti tendono ad accadere e mi portano incontro a nuove avventure, persone, luoghi e idee. Inciampo su circostanze miracolose.
Alcuni mi definiscono fortunata per quanto mi accade in modo fortuito. Sono fortunata, sicuramente, ma più che altro presto attenzione.
Dal momento che passo una gran quantità di tempo da sola e viaggio senza fissare uno schermo, tendo a notare cose che ad altri sfuggono. Vedo i dettagli. Osservo le persone e mi glorio di tutte le cose folli intorno a me, in così tanti luoghi diversi. Cerco di essere aperta; fortunatamente con l’età, ho perso un po’ del mio sarcasmo giudicante.
Trovo che le cose ordinarie possano spostarsi nel reame dello straordinario, se solo le si osserva per alcuni minuti, guardandole muoversi. Mi piace che sia così. È uno dei motivi per cui mi piace stare da sola. E viaggiare, naturalmente.

(Donna Brown) © Riproduzione riservata

Traduzione dall’inglese: la Veranda

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